Spazio alle ibride plug-in – L’Unione Europea potrebbe rivedere la sua decisione sul divieto di vendita di auto a combustione interna a partire dal 2035, aprendo la porta anche ai veicoli ibridi plug-in e a quelli elettrici con range extender. La notizia, inizialmente riportata dal settimanale tedesco Der Spiegel, suggerisce che dietro questa possibile inversione di rotta ci sia la forte pressione dell’industria automobilistica, con Mercedes-Benz in prima linea.

Una mossa per favorire la transizione?
Secondo Edoardo Nastri di Corriere Motori, il compromesso sarebbe già stato raggiunto in via informale, grazie anche al lavoro di Eckart von Klaeden, ex politico tedesco oggi ai vertici di Mercedes-Benz. L’idea di fondo è quella di garantire un approccio “aperto alla tecnologia”, consentendo la vendita di modelli ibridi plug-in e con range extender, considerati ancora una soluzione utile per ridurre le emissioni senza penalizzare i consumatori preoccupati per l’autonomia delle elettriche pure.
Le ibride plug-in, infatti, sono state spesso definite un “ponte” tra i motori termici e quelli 100% elettrici, perché permettono di viaggiare a zero emissioni per tragitti brevi e di affidarsi al motore a combustione per le lunghe percorrenze. Tuttavia, il loro utilizzo effettivo dipende dalla volontà degli utenti di ricaricare regolarmente la batteria, altrimenti rischiano di comportarsi come normali auto a benzina con un peso maggiore dovuto alle batterie.
Il mercato è davvero pronto per il full electric?
Attualmente, i dati di mercato mostrano che gli automobilisti europei, e in particolare quelli italiani, sono ancora titubanti nel passaggio totale ai veicoli elettrici. Simon Wright, analista dell’Economist, sottolinea che le ibride plug-in sono una soluzione economicamente più accessibile rispetto alle elettriche pure e aiutano a superare la cosiddetta “ansia da autonomia”. Tuttavia, Wright avverte anche che questa potrebbe essere solo una soluzione temporanea. Con il continuo calo del costo delle batterie e il miglioramento delle infrastrutture di ricarica, i veicoli elettrici a batteria (BEV) diventeranno più convenienti e competitivi anche rispetto alle ibride.
Rallentare la transizione potrebbe essere un boomerang
Se l’Europa dovesse davvero rimuovere il divieto di vendita per le ibride plug-in dopo il 2035, ci sarebbero due potenziali rischi:
Frenare l’innovazione: le case automobilistiche occidentali hanno già investito miliardi nello sviluppo di veicoli elettrici. Tornare indietro potrebbe significare rallentare la competitività del settore europeo rispetto ai colossi cinesi.
Favorire l’import di ibride plug-in cinesi: dopo l’annuncio dei dazi sulle elettriche cinesi, marchi come BYD, Geely e SAIC hanno aumentato le esportazioni verso l’Europa proprio di modelli ibridi plug-in, che non sono soggetti a questi dazi.
Wright avverte che le aziende cinesi non solo offrono prezzi più competitivi, ma stanno anche introducendo veicoli con tecnologie avanzate. Ad esempio, la Xiaomi SU7 Max promette un’accelerazione da supercar (0-100 km/h in 2,8 secondi) e un’autonomia di 800 km, oltre a funzionalità smart integrate con i dispositivi domestici. Se i costruttori europei rallentassero la loro corsa verso il full electric, potrebbero perdere il vantaggio tecnologico e di mercato.
Le infrastrutture di ricarica restano un nodo cruciale
Un altro problema da considerare è quello delle infrastrutture. La rete di ricarica europea è ancora insufficiente e rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione delle elettriche pure. Tuttavia, anche le ibride plug-in necessitano di colonnine per essere realmente efficienti dal punto di vista ambientale. Se gli utenti non ricaricano le batterie, queste vetture finiscono per consumare e inquinare come un’auto tradizionale, vanificando il loro scopo.
Conclusione: una decisione da ponderare attentamente
Se da un lato la possibilità di mantenere sul mercato le ibride plug-in potrebbe facilitare la transizione e rassicurare i consumatori, dall’altro c’è il rischio che questa scelta rallenti l’innovazione e favorisca i competitor stranieri. La sfida, per l’Europa, sarà bilanciare le esigenze industriali con quelle ambientali, senza perdere di vista l’obiettivo finale: un sistema di mobilità sostenibile e competitivo a livello globale.


