Torna al centro del dibattito europeo il tema dei dazi sulle auto elettriche cinesi. Dopo mesi di stallo, l’Unione Europea e la Cina hanno riavviato i colloqui con l’obiettivo di trovare un compromesso: introdurre un prezzo minimo per i veicoli elettrici prodotti in Cina e venduti in Europa, come alternativa alle attuali tariffe imposte da Bruxelles.

A riportarlo è Automotive News Europe, secondo cui il commissario europeo Maros Sefcovic e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao si sono detti disponibili ad avviare rapidamente i negoziati. Per l’automotive sarebbe una prima volta assoluta: l’UE, in passato, ha applicato simili meccanismi di prezzo solo su beni standardizzati, mai su prodotti complessi come le automobili.
Perché un prezzo minimo?
L’idea è quella di contenere il vantaggio competitivo dei costruttori cinesi, reso possibile anche dai massicci sussidi statali. Secondo la Commissione Europea, tuttavia, un prezzo fisso potrebbe non bastare: i vantaggi accumulati grazie agli aiuti pubblici rendono i veicoli cinesi molto più economici rispetto ai modelli europei, e per Bruxelles servono misure “vincolanti ed efficaci” tanto quanto i dazi attualmente in vigore.
I dazi attuali
Dal 2024, l’UE ha aumentato i dazi fino al 45,3% per alcuni marchi cinesi come BYD, Geely e SAIC, a cui si aggiunge il dazio base del 10%. La mossa ha alimentato le tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino, che ha risposto colpendo altri settori chiave dell’economia europea, imponendo tariffe ad esempio sul cognac francese, mettendo in difficoltà aziende come Hennessy e Pernod Ricard.
L’industria europea divisa
Non tutti in Europa hanno accolto positivamente l’iniziativa. Le case automobilistiche tedesche, molto esposte sul mercato cinese, hanno criticato l’imposizione dei dazi. La VDA, potente associazione dell’industria tedesca, ha definito le misure un “errore” e chiede una soluzione negoziale per evitare ripercussioni su scala più ampia.
Effetti sul mercato
I dati di vendita confermano un quadro in evoluzione: a febbraio 2025, le immatricolazioni di auto cinesi in Europa sono aumentate del 64%, ma le vendite dei modelli 100% elettrici – quelli colpiti dai dazi – sono diminuite. In forte crescita, invece, i veicoli ibridi plug-in, che per ora restano esclusi dalle nuove tariffe.
Il messaggio è chiaro: le case automobilistiche cinesi si stanno rapidamente adattando al nuovo contesto normativo, ribilanciando le proprie offerte in funzione delle politiche commerciali europee.
Il futuro? Tutto da scrivere
L’ipotesi di un prezzo minimo rappresenta un tentativo di mediazione che potrebbe allentare le tensioni, ma restano molti dubbi sulla sua efficacia e applicabilità. Per ora, l’unica certezza è che la partita tra Bruxelles e Pechino è tutt’altro che chiusa, e l’equilibrio tra protezionismo, competitività e apertura al mercato rimane estremamente delicato.


