Un’altra promessa che si sgonfia. Dopo le dichiarazioni ambiziose di pochi anni fa, MINI fa marcia indietro sul piano di diventare un marchio esclusivamente elettrico entro la fine del decennio. Il 2030 non sarà più l’anno del “tutto elettrico” per il brand britannico controllato da BMW. E così, dopo Ford, Mercedes e altri big dell’industria, anche MINI rientra nei ranghi: i motori termici continueranno ad avere un ruolo nella gamma, almeno per un po’.

L’annuncio del dietrofront è arrivato per bocca di Michael Peyton, vicepresidente MINI per le Americhe, che in un’intervista ad Automotive News ha chiarito che il piano è cambiato:
“Ci stiamo ancora muovendo in quella direzione, ma abbiamo visto, in particolare per il Nord America, che i motori termici sono ancora molto importanti e lo saranno per il prossimo futuro”.
Il risultato è un cambio di rotta. MINI continuerà a produrre auto a benzina più a lungo del previsto. Una decisione dettata da considerazioni pratiche, commerciali e geopolitiche.

Aceman fuori dagli USA, colpa dei dazi
La MINI Aceman – piccolo crossover elettrico destinato a inserirsi sotto la Countryman – non arriverà negli Stati Uniti. Prodotta in Cina, sarebbe soggetta a dazi di importazione pari al 145%, un’eredità della guerra commerciale innescata dall’amministrazione Trump e mai davvero risolta.
Sfumata anche l’idea di produrre localmente il modello nello stabilimento BMW di Spartanburg (South Carolina), per mancanza di supporto dai fornitori. Il risultato? Negli USA la Aceman sarà sostituita da modelli a combustione, ancora considerati fondamentali per quel mercato.
Una nuova “vera MINI”?
Non tutto è perduto per gli amanti dell’iconico stile MINI. Peyton ha lasciato intendere che potrebbe esserci all’orizzonte una rivisitazione della “vera” MINI, magari ispirata al concept Rocketman del 2011: un’auto dalle dimensioni compatte, super cittadina, agile e leggera. Una proposta potenzialmente interessante anche per il mercato americano, sempre più curioso verso city car intelligenti e sostenibili.
Parallelamente, MINI starebbe lavorando a un modello ancora più grande della nuova Countryman – la MINI più massiccia di sempre – per coprire tutte le esigenze del mercato.
Strategie diverse dentro il Gruppo BMW
MINI non è sola in questo ripensamento. All’interno del Gruppo BMW, l’approccio varia da marchio a marchio:
- Rolls-Royce resta fedele alla promessa di abbandonare il V12 entro l’inizio del 2030, puntando su un’elettrificazione totale della gamma.
- BMW, invece, si mantiene più pragmatica: niente scadenze rigide. Il mantra è chiaro: “I clienti non dovrebbero essere costretti ad acquistare auto elettriche”.
BMW stima che oltre il 50% delle sue vendite annuali nel 2030 sarà costituito da BEV (Battery Electric Vehicle), ma sottolinea che ciò dipenderà dallo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica e da condizioni di mercato favorevoli.
Nel frattempo, i numeri parlano chiaro:
- 2024: quota BEV del Gruppo al 17,4% (in crescita rispetto al 14,7% del 2023)
- Q1 2025: +32,4% di immatricolazioni BEV rispetto allo stesso periodo 2024
→ 109.516 unità vendute, pari al 18,7% del totale
Una realtà che cambia (di nuovo)
La storia dell’elettrificazione nel settore automotive continua a scrivere capitoli pieni di curve, accelerazioni e retromarce. MINI è solo l’ultima tessera del domino a cadere. Il mercato BEV cresce, ma non con i ritmi sperati, e le Case iniziano ad ammettere che il passaggio totale all’elettrico non sarà né breve né lineare.
Da parte nostra, continueremo a raccontarlo, provandoli su strada, testando ogni kWh e osservando da vicino l’evoluzione di una mobilità sempre più sfaccettata.


