Nuovo Accordo USA-Cina – Trump conferma l’intesa quadro sul commercio con Pechino. In cambio dei visti per studenti e altri benefici, la Cina si impegna a fornire magneti e minerali rari cruciali per le tecnologie verdi e l’e-mobility. Ma i dazi restano sullo sfondo.
Londra – Una stretta di mano a Londra potrebbe ridisegnare gli equilibri globali dell’auto elettrica. Gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto un’intesa di principio sul ripristino di una tregua commerciale che, se confermata dai due leader Donald Trump e Xi Jinping, garantirà all’industria americana – e indirettamente a tutto l’Occidente – la fornitura di magneti e terre rare fondamentali per la mobilità elettrica e le tecnologie a zero emissioni.

L’annuncio è arrivato da fonti governative statunitensi e cinesi, con un messaggio diretto dell’ex presidente Trump sulla piattaforma Truth:
«Il nostro accordo con la Cina è stato concluso, soggetto all’approvazione definitiva del presidente Xi e di me. La Cina fornirà tutti i magneti e i minerali rari necessari», ha scritto.
Una notizia che scuote anche il settore automobilistico: i magneti permanenti al neodimio, i metalli come disprosio, praseodimio e terbio – tutti elementi delle cosiddette terre rare – sono componenti chiave nei motori sincroni a magneti permanenti (PMSM), tra i più diffusi nei veicoli elettrici per l’elevata efficienza e densità di potenza.
Una tregua fragile, ma cruciale per l’elettrificazione
La trattativa è ancora appesa al sì definitivo dei due presidenti, ma i segnali sono positivi. In gioco non ci sono solo i dazi (Trump ha parlato di una soglia al 55% per i beni cinesi, e del 10% da parte di Pechino – cifre non confermate), ma la rimozione di barriere critiche per due settori strategici:
- L’accesso USA ai minerali cinesi per l’industria high-tech ed EV;
- L’accesso cinese ai semiconduttori americani, indispensabili per l’intelligenza artificiale e l’automazione.
Perché i magneti cinesi contano così tanto
Oltre il 90% della raffinazione globale delle terre rare è attualmente in mano alla Cina. Per costruire un motore elettrico efficiente servono circa 1-2 kg di magneti al neodimio, e una singola gigafactory può consumarne decine di tonnellate ogni anno. La crisi dell’approvvigionamento ha già colpito in passato giganti come Tesla e GM, e l’Europa si sta muovendo per ridurre la dipendenza, ma servono anni per attivare catene di estrazione e raffinazione indipendenti.
La battaglia giudiziaria sui dazi: non è finita
Nel frattempo, sul fronte interno americano, la Corte d’Appello ha prorogato fino al 31 luglio la sospensione del blocco dei dazi reciproci, dopo che un tribunale speciale sul commercio li aveva giudicati illeciti. In pratica, i dazi potrebbero tornare in vigore già dal 9 luglio, se nel frattempo non verranno siglati nuovi accordi con l’Unione Europea e altri partner.
Per ora solo il Regno Unito ha siglato un’intesa provvisoria.
Cosa aspettarsi nel breve termine
Per l’industria dell’auto elettrica, l’accordo rappresenta una boccata d’ossigeno, ma ancora non c’è certezza sui tempi e sull’effettiva implementazione.
Per i costruttori americani ed europei – e anche per le start-up della e-mobility – la stabilità dell’accesso alle terre rare è una precondizione tecnica e finanziaria per lo sviluppo di modelli EV competitivi.
Ma attenzione: il nodo dei semiconduttori e le tensioni geopolitiche restano. Una sola crepa diplomatica può riportare tutto al punto di partenza.

Sono uno studente di ingegneria meccanica con una forte passione per il motorsport e l’automotive. Ho fatto parte di un team di Formula SAE, contribuendo alla progettazione e realizzazione di una monoposto da competizione. Membro del reparto powertrain e tecnico di cella motori, ho avuto esperienza anche come pilota.

