Lo stabilimento Nissan di Oppama, simbolo dell’industrializzazione giapponese e sede della produzione di oltre 17,8 milioni di veicoli in oltre sei decenni, si prepara a chiudere i battenti. Entro marzo 2028, infatti, lo storico impianto di Yokosuka terminerà la produzione di veicoli nell’ambito del piano globale di ristrutturazione Re:Nissan, volto a razionalizzare la capacità produttiva e rafforzare la redditività dell’azienda.

Il piano Re:Nissan: meno impianti, più efficienza
Il piano annunciato da Ivan Espinosa, Chief Planning Officer di Nissan, punta a ridurre la capacità produttiva globale (escludendo la Cina) da 3,5 a 2,5 milioni di unità annue, con la chiusura di 7 impianti su 17 e l’obiettivo di portare il tasso di utilizzo delle fabbriche residue al 100%. Una misura drastica ma necessaria, secondo la casa giapponese, per restare competitiva in uno scenario globale segnato da profondi cambiamenti nel settore automotive.
«Oppama è parte della nostra storia industriale – ha dichiarato Espinosa – ma questa è una scelta difficile necessaria per costruire il nostro futuro.»
Foxconn all’orizzonte: l’elettrico potrebbe salvare lo stabilimento
Se da un lato Nissan conferma la chiusura della linea produttiva, dall’altro emergono indiscrezioni interessanti. Secondo quanto riportato da Reuters, sarebbero in corso trattative tra Nissan e Foxconn, colosso taiwanese noto per la produzione di componentistica elettronica e per le sue ambizioni nel settore EV.
L’idea sarebbe quella di riconvertire il sito di Oppama alla produzione di veicoli elettrici, salvando l’infrastruttura e, potenzialmente, anche parte della forza lavoro. Nissan ha dichiarato di voler valutare «una vasta gamma di opzioni» per il futuro dell’impianto, e il coinvolgimento di Foxconn rappresenterebbe una soluzione strategica per evitare la completa dismissione di un sito ad alto valore simbolico e tecnologico.
Una chiusura che pesa, ma non è totale
È importante sottolineare che la decisione riguarda esclusivamente la produzione di veicoli. Le altre strutture di Oppama – tra cui il Nissan Research Center, il circuito di prova Grandrive, il centro crash-test e il molo logistico Oppama Wharf – continueranno a operare regolarmente.
Nel frattempo, 2.400 lavoratori attualmente impiegati nello stabilimento rimarranno in organico fino alla chiusura, mentre Nissan ha assicurato che avvierà colloqui con i sindacati per definire le politiche occupazionali post-chiusura.
Perché è una mossa inevitabile
Dietro la scelta c’è una situazione economico-finanziaria complessa: vendite in calo in mercati chiave come Stati Uniti e Cina, pressione competitiva crescente e debiti da rientrare. Spostare la produzione a Kyushu – impianto più efficiente e moderno – consentirà a Nissan di ridurre i costi e migliorare la redditività dei modelli futuri, soprattutto in vista dell’elettrificazione della gamma.
I dettagli sui costi di trasferimento e le ricadute economiche saranno illustrati nella prossima presentazione dei risultati del Q1 fiscale.
Automotoelettriche.it continuerà a monitorare gli sviluppi del piano Re:Nissan e le possibili implicazioni dell’ingresso di Foxconn, che potrebbe trasformare uno stabilimento storico in un hub strategico per la nuova era della mobilità elettrica.


