Il caso Mugello accende il dibattito sulla mappa delle FUA e sulla reale equità degli incentivi
Gli incentivi per le auto elettriche sono arrivati, ma non per tutti. Dal 8 agosto è scattata la possibilità di ottenere fino a 11.000 euro di contributo (9.000 per chi ha un ISEE fino a 40mila euro) rottamando un’auto inquinante e acquistandone una elettrica nuova. Un’opportunità che però – a sorpresa – riguarda solo chi vive nelle cosiddette “FUA” (Functional Urban Areas): città e cintura metropolitana caratterizzata da alti flussi di pendolarismo.

Un criterio che, almeno sulla carta, sembrava avere una sua logica: premiare chi vive in aree urbane congestionate, più esposte all’inquinamento e alla necessità di muoversi quotidianamente verso il centro. Ma la mappa ministeriale ha sollevato un’ondata di proteste perché genera disparità territoriali difficili da giustificare.
Il caso Mugello: cittadini di serie A e serie B
Nella Città metropolitana di Firenze, ad esempio, solo 25 comuni su 41 fanno parte della FUA. Nel Mugello la situazione è ancora più paradossale: degli otto comuni che compongono l’area, soltanto Dicomano e Scarperia e San Piero hanno accesso agli incentivi. Gli altri, da Borgo San Lorenzo a Vicchio fino a Marradi, ne restano esclusi.
Per questo motivo i sindaci dell’Unione dei Comuni del Mugello hanno inviato una lettera al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, denunciando «una disparità di trattamento in un territorio che presenta invece forti legami socio-economici e di mobilità con Firenze».
Il messaggio è chiaro: escludere la maggioranza dei residenti del Mugello dall’ecobonus equivale a una discriminazione interna al territorio. Da qui la richiesta al MASE di aggiornare la perimetrazione della FUA di Firenze e di prevedere misure transitorie che consentano anche agli esclusi di accedere subito agli incentivi.
La protesta dei cittadini: “Una beffa doppia”
La rabbia non si ferma alle istituzioni. C’è chi, come Niccolò Lucherelli, 41 anni, residente a Vicchio, aveva già fatto un passo concreto verso la mobilità sostenibile installando una colonnina domestica in vista dell’acquisto di un’auto elettrica. Oggi si sente tradito:
«È assurdo che chi vive a Scandicci e ha già la tramvia abbia diritto agli incentivi e chi sta in Mugello, con mezzi pubblici inefficienti, invece no. Per andare a Firenze ci metto due ore tra andata e ritorno, spendo soldi, ma i contributi vanno agli altri».
Una beffa doppia se si considera che Firenze ha introdotto lo Scudo Verde, il provvedimento che limita l’accesso ai veicoli più inquinanti: chi vive fuori città ed è escluso dall’ecobonus rischia di non poter più circolare, senza però avere le risorse per cambiare auto.
Una riflessione più ampia
Il caso Mugello non è isolato: situazioni simili emergono anche nell’Empolese e nel Chianti. E pone una domanda di fondo: ha senso legare gli incentivi all’acquisto di auto elettriche a confini amministrativi così rigidi, ignorando le reali dinamiche di pendolarismo e i bisogni di chi vive nelle aree periferiche?
Se l’obiettivo è accelerare la transizione ecologica, sarebbe logico sostenere proprio quei territori meno serviti dal trasporto pubblico, dove l’auto privata è ancora indispensabile. Altrimenti il rischio è duplice: alimentare la fuga dai piccoli comuni e rallentare la diffusione dell’elettrico in Italia.
Conclusione
La vicenda del Mugello è un campanello d’allarme: la transizione ecologica non può permettersi cittadini di serie A e serie B. Se il Governo vorrà davvero spingere la mobilità elettrica, dovrà ascoltare i territori esclusi e correggere una normativa che oggi, invece di unire, divide.


