Stellantis potrebbe dire addio a Free2move, la sua attività di car sharing. A riportarlo è Bloomberg, citando fonti vicine al dossier, secondo le quali il gruppo avrebbe già avviato contatti con potenziali acquirenti. L’operazione, tuttavia, sarebbe ancora in fase preliminare e non ci sarebbe alcuna certezza che si arrivi a un accordo.

Una strategia di rifocalizzazione
La possibile cessione rientrerebbe in una revisione più ampia degli asset in portafoglio e dell’impronta industriale di Stellantis. L’obiettivo? Presentare agli investitori, nel primo trimestre del 2026, un nuovo piano industriale che punti a concentrare risorse e investimenti sulle aree considerate strategiche.
Il nuovo CEO, Antonio Filosa, sembra intenzionato a chiudere o ridimensionare le attività non redditizie, spostando il baricentro del gruppo verso business a maggior valore. Free2move, che negli anni ha rappresentato la scommessa di Stellantis nel settore della mobilità condivisa, potrebbe dunque essere sacrificata.
Sindacati in attesa di risposte
Parallelamente, cresce l’attesa per l’incontro del prossimo 20 ottobre tra Filosa e i sindacati. Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della UIL, ha lanciato un appello chiaro: «Da Stellantis ci aspettiamo occupazione. Vogliamo sapere quali sono i piani di investimento in Italia, quali modelli saranno prodotti negli stabilimenti italiani, come si rilancerà il lavoro nel nostro Paese. Perché mentre aspettiamo risposte, vediamo investimenti in Spagna, in America e in altri mercati».
Car sharing: un mercato in cerca di equilibrio
Il destino di Free2move si inserisce in un contesto complesso. Il car sharing, in Europa, ha faticato a trovare una sostenibilità economica nonostante la spinta verso soluzioni di mobilità più flessibili e sostenibili. Elevati costi operativi, gestione della flotta e concorrenza con altre forme di trasporto urbano hanno limitato la redditività del settore.
La scelta di Stellantis, se confermata, potrebbe rappresentare un segnale forte: i grandi gruppi automobilistici preferiscono concentrarsi sulla produzione e sulla vendita di veicoli – sempre più elettrici e digitalizzati – lasciando ad altri player specializzati la gestione della mobilità condivisa.
La sfida per l’Italia
Per l’Italia la questione va oltre il car sharing. Il tema centrale resta capire quale sarà il ruolo del nostro Paese nel futuro di Stellantis. La transizione elettrica e digitale non può prescindere da un impegno chiaro sugli stabilimenti italiani, sul mantenimento dell’occupazione e sulla produzione di modelli innovativi.
Il 20 ottobre potrebbe dunque rappresentare una data chiave non solo per i sindacati, ma per l’intera filiera automotive italiana.


