Il 2035 avrebbe dovuto segnare una linea netta: stop definitivo alla vendita di nuove auto a combustione interna, elettrificazione totale del nuovo circolante e una traiettoria chiara per l’industria europea.
Oggi, invece, a Bruxelles il clima è l’opposto: telefoni incandescenti, posizioni divergenti e un calendario che continua a slittare. Il nuovo “Piano Automotive” della Commissione sarebbe dovuto arrivare il 10 dicembre, ma secondo le indiscrezioni la presentazione è ora attesa per il 16 dicembre.

La domanda—semplice solo in apparenza—è sempre la stessa:
Dal 2035 potremo acquistare solo auto elettriche?
La risposta, ad oggi, è un enorme “forse”.
Un’Europa divisa, un’industria in attesa
La presidente Ursula von der Leyen non è mai stata così in difficoltà.
Da un lato i governi più rigoristi (Francia e Spagna su tutti) insistono per mantenere gli obiettivi attuali.
Dall’altro, cresce il fronte dei Paesi che chiedono una revisione radicale: Italia, Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca e Bulgaria, con un messaggio comune:
“Serve flessibilità. L’elettrico da solo non ce la fa, non con questi numeri.”
Ed è difficile dar loro torto: le auto elettriche rappresentano solo il 16,5% del mercato UE, e non si vedono all’orizzonte i segnali di un’esplosione della domanda.
Le Case automobilistiche, nel frattempo, vivono in un limbo. Senza regole chiare, è impossibile pianificare investimenti miliardari tra ricerca, piattaforme dedicate e riconversione degli stabilimenti.
E-fuel, biocarburanti e plug-in: rientrano tutti dalla finestra?
La bozza informale del nuovo “Piano Automotive” prevede tre grandi eccezioni al divieto di vendita dal 2035:
1) E-fuel (combustibili sintetici)
La Germania spinge per un loro riconoscimento.
Il problema? Costi altissimi per i consumatori e produzioni ancora limitate.
2) Biocarburanti agricoli
Il cavallo di battaglia dell’Italia.
Possono ridurre la CO₂, ma sollevano interrogativi sulla sostenibilità delle filiere e sulla concorrenza con la produzione alimentare.
3) Ibride plug-in
La Polonia guida il fronte che chiede la loro piena ammissione oltre il 2035.
Sono viste come una soluzione ponte, ma l’Europa teme che possano rallentare la transizione.
Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas, in una recente intervista, ha parlato come se l’accordo fosse già pronto. In realtà—come confermato da più fonti—non esiste ancora una sintesi politica definitiva.
Il grande “buco” nelle regole: le flotte aziendali
Il vero nodo nascosto è un altro.
Il 50–60% delle nuove auto vendute in Europa passa tramite:
- flotte aziendali,
- auto aziendali in benefit,
- noleggio a lungo termine.
Eppure, la Commissione dimentica regolarmente questo dato.
Secondo le bozze, alle flotte verrebbe imposta una quota molto elevata di elettriche, vanificando l’effetto delle nuove deroghe.
È un errore enorme, con conseguenze dirette su:
- costi per le aziende,
- canoni di noleggio,
- mercato dell’usato,
- piani industriali.
E soprattutto sui consumatori, che pagherebbero indirettamente ogni squilibrio.
Il rischio geopolitico: aprire ai plug-in significa spalancare le porte alla Cina
Il commissario all’Industria Sejourne insiste per inserire una clausola che obblighi all’acquisto di una quota di prodotti europei.
Una mossa che rivela una preoccupazione reale:
La Cina è già oggi il primo produttore mondiale di vetture plug-in (BEV + PHEV).
In Europa domina fasce di mercato strategiche con prezzi e tecnologie difficili da contrastare.
Se Bruxelles riconoscesse ufficialmente le plug-in come soluzioni valide anche oltre il 2035:
- molti modelli cinesi otterrebbero un “passaporto” normativo diretto,
- i costruttori europei chiederebbero protezioni, incentivi e dazi,
- si aprirebbe una stagione di tensioni commerciali mai vista nel settore auto.
Il paradosso più ironico?
L’Europa si troverebbe a dover introdurre politiche protezionistiche per correggere errori normativi fatti da se stessa.
Un futuro ancora da scrivere
A pochi giorni dal 16 dicembre, l’unica certezza è l’incertezza.
Il settore automotive europeo vive un bivio storico:
- spingere con decisione sull’elettrico,
- aprire in modo strutturato alle alternative,
- oppure creare un compromesso debole che rischia di scontentare tutti.
La transizione non può permettersi più ritardi né ripensamenti.
Le aziende chiedono un quadro stabile.
I consumatori chiedono costi accessibili.
Gli Stati membri chiedono libertà di manovra.
E l’ambiente—come sempre—non può attendere.
Il tempo per scegliere è praticamente scaduto.
Il 16 dicembre potremmo assistere a una svolta… oppure alla conferma di un’Europa ancora divisa, mentre il resto del mondo corre.

Sono uno studente di ingegneria meccanica con una forte passione per il motorsport e l’automotive. Ho fatto parte di un team di Formula SAE, contribuendo alla progettazione e realizzazione di una monoposto da competizione. Membro del reparto powertrain e tecnico di cella motori, ho avuto esperienza anche come pilota.

