L’uscita di scena di Carlos Tavares, avvenuta nel dicembre 2024, ha aperto una fase di riflessione profonda all’interno di Stellantis. Una riflessione che oggi prende forma sotto la guida di Antonio Filosa, chiamato a valutare la sostenibilità di lungo periodo dell’intero portafoglio marchi del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA.
Non è un dossier semplice, tutt’altro. Tanto che la presentazione del nuovo piano strategico, inizialmente attesa per l’inizio del 2025, è stata rinviata al primo semestre del 2026. Una scelta che dice molto: le decisioni in arrivo saranno strutturali, probabilmente dolorose, e potrebbero ridisegnare in modo significativo la geografia industriale di uno dei più grandi colossi automobilistici mondiali.

Un portafoglio enorme, forse troppo
Dalla fusione del gennaio 2021 è nato un gruppo che oggi riunisce 21 aziende, di cui 14 marchi automobilistici.
Dal lato FCA troviamo Fiat, Abarth, Alfa Romeo, Maserati e Lancia per l’Italia, affiancate dai brand americani Jeep, Dodge, Chrysler e Ram.
PSA ha portato in dote Peugeot, Citroën, DS Automobiles, Opel e Vauxhall.
Un portafoglio ampio, articolato, ma anche estremamente complesso da gestire. Persino gruppi storicamente strutturati come Volkswagen faticano a evitare sovrapposizioni tra marchi e modelli. Per Stellantis il rischio è ancora più evidente, soprattutto in Europa, dove molti brand si contendono le stesse fasce di mercato con prodotti spesso simili per piattaforme, motorizzazioni e posizionamento.
Secondo fonti interne citate da Reuters, è proprio nel Vecchio Continente che si concentrano i maggiori interrogativi sul futuro di alcuni marchi.
I numeri del 2025: luci e ombre
A guidare le valutazioni di Filosa ci sono anche i dati sulle immatricolazioni 2025, che restituiscono un quadro tutt’altro che rassicurante per diversi brand.
Maserati, ad esempio, ha chiuso il 2025 con un calo del 17,1%, fermandosi a sole 3.538 unità e con una quota di mercato inferiore allo 0,1%. In questo contesto si inserisce l’annuncio della Bottega Fuori Serie, l’alleanza strategica con Alfa Romeo ufficializzata a novembre: un’operazione che non punta ai volumi, ma alla creazione di valore, alla condivisione di componenti tecniche e a un miglioramento della redditività dei modelli di nicchia.
Alfa Romeo, dal canto suo, ha chiuso il 2025 con 47.700 vetture vendute e una quota di mercato dello 0,5%. Numeri ancora lontani dalle ambizioni del marchio, ma sufficienti a giustificare una strategia di posizionamento più chiara rispetto ad altri brand del gruppo.
Più complessa appare la situazione di DS Automobiles. Nei primi dieci mesi del 2025 il marchio premium francese ha registrato un calo del 21%. Le speranze sono affidate alla nuova DS N°7, attesa nel 2026 e considerata il modello chiave per il rilancio commerciale del brand.
Il caso più delicato: Lancia
Il dossier più sensibile resta però quello di Lancia, spesso indicata come il marchio più a rischio all’interno di Stellantis.
Nonostante il lancio della nuova Ypsilon nel 2024, chiamata a inaugurare la rinascita del brand in chiave premium, il 2025 si è chiuso con un crollo delle vendite del 68,3%. Numeri che rendono difficile qualsiasi valutazione ottimistica nel breve periodo e che pongono interrogativi seri sulla sostenibilità del progetto nel medio-lungo termine.
Prendere tempo, ma non all’infinito
Per ora Filosa sceglie la prudenza. Il rinvio del piano strategico segnala la volontà di evitare scelte affrettate, ma anche la piena consapevolezza che mantenere in vita tutte le 14 marche potrebbe non essere sostenibile nel lungo periodo.
Razionalizzazione dei costi, transizione elettrica, investimenti su software e piattaforme e una pressione competitiva globale sempre più aggressiva impongono decisioni nette. Stellantis si trova davanti a una delle sfide più complesse della sua giovane storia.
La rotta verrà tracciata nel 2026. E questa volta, con ogni probabilità, non sarà possibile farlo senza sacrifici.


