Per i sostenitori della transizione elettrica, la revisione dei regolamenti europei sulle emissioni delle auto rappresenta un passo indietro pericoloso. A dirlo non è solo il fronte ambientalista in senso ideologico, ma anche una delle realtà più influenti nel dibattito di Bruxelles: Transport & Environment.

Nel suo ultimo report, ricco di simulazioni, grafici e scenari previsionali, T&E lancia un messaggio chiaro alle istituzioni UE: allentare i target sulle emissioni significherà vendere meno auto elettriche e immettere più CO₂ nell’atmosfera. Un’accusa diretta alla Commissione Europea, chiamata a rivedere entro l’anno i regolamenti chiave del pacchetto “Fit for 55”.
Obiettivi rivisti e adozione rallentata
Il cuore della discussione è il 2035. La proposta della Commissione prevede di abbassare dal 100% al 90% l’obiettivo di riduzione delle emissioni per le nuove auto, lasciando un 10% “di flessibilità” coperto da biocarburanti, e-fuel e crediti legati all’acciaio verde.
Secondo T&E, questa apertura consentirebbe ai costruttori di continuare a vendere motori a combustione, ibridi e plug-in, riducendo l’urgenza di una conversione totale alla batteria. Il risultato? Una quota di BEV che al 2035 non arriverebbe più al 100%, ma si fermerebbe all’85% nello scenario centrale.
Attenzione però a come vengono letti i numeri. L’associazione parla di una riduzione di 15 punti percentuali, non di un -15% relativo: una distinzione tecnica che nella comunicazione pubblica rischia di creare confusione, ma che non cambia la sostanza del problema.
Il nodo del 2030: la fase più delicata
Ancora più critico, secondo T&E, è l’impatto nel breve-medio periodo. La proposta europea introduce:
- una spalmatura degli obiettivi emissivi tra 2030 e 2032
- supercrediti per le piccole elettriche europee
Misure che, sempre secondo il report, potrebbero ridurre la quota di BEV nel 2030 dal 57% al 47%, cioè 10 punti percentuali in meno proprio nel momento in cui la transizione dovrebbe accelerare, non rallentare.
È qui che T&E parla apertamente di “decelerazione dell’adozione”, un concetto chiave: non si tratta solo del punto di arrivo, ma della velocità con cui ci si arriva.
Gli scenari 2035: quanto spazio per i motori termici?
Nel dettaglio, T&E analizza diversi mix tecnologici ipotizzabili dopo il 2035, quando – con il nuovo impianto normativo – i costruttori sarebbero formalmente liberi di vendere qualsiasi tipo di propulsione, purché la media di flotta resti sotto 11 gCO₂/km.
Gli scenari variano molto:
- Scenario centrale:
- 85% BEV
- 10% plug-in hybrid
- 5% motori termici
- Scenario realistico alternativo: fino al 25% di non-BEV
- Scenario estremo (sensibilità): fino al 50% di veicoli non elettrici, possibile solo con un massiccio uso di range extender molto efficienti (22 g/km)
Il punto chiave è che l’85% di BEV non è un minimo garantito, ma una media stimata: il rischio di derive più conservative è reale.
Il conto delle emissioni: numeri pesanti
Secondo le simulazioni di T&E, la revisione proposta porterebbe a:
- +720 milioni di tonnellate di CO₂ tra 2025 e 2050
- pari a +10% di emissioni rispetto alla normativa attuale
E se l’Europa decidesse di spingersi ancora oltre nella flessibilità – ad esempio riducendo il target 2035 all’80% e ampliando ulteriormente i supercrediti – lo scenario peggiorerebbe drasticamente:
- BEV al 32% nel 2030
- BEV al 70% nel 2050
- +1,4 miliardi di tonnellate di CO₂ cumulative
Numeri che spiegano perché il report abbia un tono apertamente politico.
Le richieste di T&E a Bruxelles
Nelle conclusioni, l’associazione non si limita alla critica ma avanza proposte precise:
- eliminare i crediti per biocarburanti
- cancellare la compliance pluriennale
- ridurre il peso dell’acciaio verde nel calcolo
- rivedere la definizione stessa di e-Car
- restringere i supercrediti:
- lunghezza max da 4,2 a 4,1 m
- coefficiente da 1,3 a 1,2
- validità limitata a 3 anni
- solo per veicoli prodotti in Europa, con batterie assemblate nel continente
La conclusione è netta: per Transport & Environment l’unica strada coerente è mantenere invariati gli standard attuali fino al 2035, senza aperture che rischiano di diluire l’efficacia della transizione.
Il punto di vista Automotoelettriche
Il dibattito non è più tra “elettrico sì o no”, ma quanto velocemente e con quali regole. La revisione europea nasce per dare ossigeno a un’industria sotto pressione, ma il rischio – numeri alla mano – è di guadagnare tempo oggi per pagare un prezzo ambientale e industriale più alto domani.
La transizione non è solo una questione tecnologica: è una questione di coerenza politica, chiarezza regolatoria e visione di lungo periodo. Ed è su questo terreno che l’Europa si gioca la partita più difficile.
Pensiero Automotoelettriche. ⚡


