Industrial Accelerator Act: cosa cambia davvero
L’Europa prepara una stretta che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’elettrico. Secondo una bozza visionata dal Financial Times, la Commissione starebbe valutando di vincolare gli incentivi per auto elettriche, ibride e a idrogeno a un requisito chiaro:
– almeno il 70% dei componenti prodotti nell’Unione Europea
– assemblaggio obbligatorio nel territorio UE
La misura dovrebbe rientrare nel nuovo Industrial Accelerator Act, con presentazione prevista il 25 febbraio, e nasce con un obiettivo preciso: rafforzare la competitività dell’industria europea contro la crescente pressione dei costruttori cinesi.

Un dettaglio non secondario: le batterie sarebbero escluse dal conteggio del 70%, ma resterebbero soggette a regole di origine specifiche per alcuni elementi chiave.
L’Europa si divide: protezionismo o pragmatismo?
Il settore automotive non parla con una sola voce.
Favorevoli alla linea dura
Tra i sostenitori di una stretta “Made in Europe” troviamo il Gruppo Renault e buona parte della componentistica europea.
L’idea è semplice:
senza regole chiare sull’origine dei componenti, il rischio è perdere migliaia di posti di lavoro, con produzione e know-how che si spostano progressivamente verso l’Asia.
- Il CEO Renault, François Provost, propone una soglia più flessibile (60%)
- La Clepa (associazione fornitori) chiede invece almeno il 75%, per evitare che i produttori extra-UE aggirino eventuali dazi assemblando in Europa kit quasi interamente importati
Qui si gioca una partita industriale, non solo commerciale.
I grandi tedeschi frenano
Più cauti (e preoccupati) colossi come BMW e Mercedes-Benz, fortemente esposti sul mercato cinese.
Il timore?
– Ritorsioni commerciali da parte di Pechino
– Rischio escalation su dazi e accesso al mercato asiatico
Ola Källenius, CEO Mercedes e presidente ACEA, ha sintetizzato il concetto con una metafora efficace:
“Serve una sega molto fine, non una motosega.”
Tradotto: proteggere sì, ma senza rompere gli equilibri globali.
Il nodo batterie: il vero tallone d’Achille
Il cuore del problema resta la filiera delle batterie.
Nonostante fondi miliardari e progetti ambiziosi, l’Europa dipende ancora in modo significativo da fornitori asiatici (Cina e Corea del Sud in primis).
Emblematico il rallentamento dei piani di ACC, joint venture tra Stellantis e Mercedes, che ha rivisto al ribasso i progetti delle gigafactory di Termoli e Kaiserslautern.
Questo è il vero punto strategico:
senza autonomia nella produzione delle celle, il concetto di “sovranità industriale” resta incompleto.
Cosa significa per il mercato italiano?
Per l’Italia, la misura potrebbe avere effetti ambivalenti:
Positivo:
- Maggiore tutela per la produzione europea
- Incentivo a investimenti industriali sul territorio
- Possibile rilancio della componentistica nazionale
Critico:
- Riduzione dell’offerta incentivabile
- Prezzi più alti nel breve periodo
- Rischio rallentamento dell’adozione EV
In un momento in cui il mercato elettrico europeo fatica a crescere ai ritmi attesi, introdurre vincoli troppo rigidi potrebbe avere un impatto sulla domanda.
La visione Automotoelettriche
La transizione elettrica non è solo una questione ambientale. È una sfida geopolitica e industriale.
Proteggere la filiera europea è comprensibile.
Ma l’elettrico è un ecosistema globale: piattaforme, batterie, semiconduttori, software.
La vera partita non si gioca solo sui dazi o sulle percentuali di componenti, ma su:
- Innovazione tecnologica
- Riduzione dei costi di produzione
- Capacità di attrarre investimenti
- Velocità nell’industrializzazione delle batterie
Se l’Europa vuole davvero competere con Cina e Stati Uniti, deve fare una scelta chiara:
non solo difendersi, ma accelerare.
Il 25 febbraio potrebbe segnare un passaggio cruciale per il futuro dell’auto elettrica nel Vecchio Continente.
📌 Secondo voi è la strada giusta?
Meglio proteggere il Made in Europe o rischiamo una guerra commerciale che rallenta la transizione?

Sono uno studente di ingegneria meccanica con una forte passione per il motorsport e l’automotive. Ho fatto parte di un team di Formula SAE, contribuendo alla progettazione e realizzazione di una monoposto da competizione. Membro del reparto powertrain e tecnico di cella motori, ho avuto esperienza anche come pilota.

