La crescita dell’auto elettrica negli Stati Uniti rallenta rispetto alle previsioni e i grandi costruttori rivedono gli investimenti nelle gigafactory. General Motors lascia la joint venture con Samsung SDI in Indiana, mentre Stellantis valuta una scelta simile.

Il mercato americano delle batterie sta cambiando rapidamente. Dopo anni di investimenti miliardari e nuovi stabilimenti annunciati per sostenere la crescita delle auto elettriche, alcuni dei principali gruppi automobilistici stanno iniziando a ridimensionare i propri programmi.
L’ultima mossa arriva da General Motors, che ha deciso di cedere a Samsung SDI la propria partecipazione del 49,99% nella joint venture nata per realizzare una nuova fabbrica di batterie a New Carlisle, in Indiana.
Un progetto da circa 3,5 miliardi di dollari che passerà così interamente sotto il controllo del produttore coreano.
La decisione fotografa bene il momento attraversato dall’industria automobilistica americana: l’elettrico continua a crescere, ma con ritmi inferiori rispetto alle previsioni formulate solo pochi anni fa.
Samsung prende il controllo della gigafactory
Con l’acquisizione della quota di GM, Samsung SDI trasformerà SDI-GM Synergy Cells Holdings in una società controllata al 100%.
L’operazione comprende anche il terreno di circa 680 acri sul quale è stato sviluppato il progetto industriale.
Il piano originario prevedeva una capacità iniziale di circa 27 GWh all’anno e l’avvio della produzione di massa nel 2027.
Negli ultimi mesi, però, la realizzazione dell’impianto aveva già subito alcuni rallentamenti.
Alla base della scelta c’è soprattutto una domanda di auto elettriche cresciuta meno rapidamente rispetto alle aspettative iniziali.
Samsung SDI potrà ora ripensare il futuro dello stabilimento, aprendolo anche ad applicazioni differenti dal settore automotive.
Dalle auto elettriche agli accumulatori di energia
Uno degli sbocchi più interessanti riguarda i sistemi di accumulo energetico, gli ESS.
Le stesse celle prodotte negli stabilimenti nati per l’automotive possono infatti trovare impiego nelle reti elettriche, negli impianti alimentati da fonti rinnovabili e nelle infrastrutture destinate ai grandi data center.
Ed è proprio qui che si sta aprendo un nuovo mercato.
La crescente diffusione di fotovoltaico ed eolico rende sempre più importante poter immagazzinare l’energia quando viene prodotta e utilizzarla successivamente nei momenti di maggiore domanda.
A questo si aggiunge l’enorme crescita dei consumi elettrici legati ai data center e all’intelligenza artificiale.
Le gigafactory, quindi, potrebbero trasformarsi da fabbriche pensate quasi esclusivamente per l’automobile a infrastrutture strategiche per l’intero settore energetico.
GM non abbandona l’auto elettrica
L’uscita dalla joint venture non significa però che General Motors abbia deciso di abbandonare le auto elettriche.
Il gruppo continuerà a sviluppare nuovi modelli a batteria e la collaborazione tecnologica con Samsung SDI proseguirà.
Le due aziende lavoreranno infatti anche allo sviluppo di celle prismatiche di nuova generazione destinate a futuri veicoli elettrici.
Quello che cambia è soprattutto il modello industriale.
GM vuole ridurre l’esposizione diretta verso una capacità produttiva dimensionata quando il mercato EV statunitense sembrava destinato a crescere molto più rapidamente.
Gli Stati Uniti rivedono i piani sull’elettrico
La scelta di GM rientra in un ripensamento più ampio dell’industria automobilistica americana.
Negli ultimi anni le Case hanno investito miliardi di dollari in stabilimenti, piattaforme elettriche e produzione di batterie.
Oggi, però, i costruttori devono fare i conti con una domanda più prudente, prezzi ancora elevati e un quadro degli incentivi meno favorevole rispetto al passato.
Il risultato non è necessariamente un ritorno al motore termico, ma una maggiore attenzione alla sostenibilità economica degli investimenti.
In altre parole: meno capacità produttiva costruita sulla base delle previsioni e più capacità adeguata ai volumi realmente richiesti dal mercato.
Anche Stellantis cambia strategia
General Motors non è l’unico costruttore ad aver rivisto i propri programmi.
Anche Stellantis, guidata da Antonio Filosa, ha avviato un profondo ripensamento degli investimenti nelle batterie in Nord America.
Il gruppo ha già ceduto a LG Energy Solution la propria partecipazione del 49% nella joint venture NextStar Energy, proprietaria della grande gigafactory di Windsor, in Canada.
LG Energy Solution ha così assunto il pieno controllo dell’impianto, continuando comunque a mantenere rapporti commerciali con Stellantis per la fornitura delle batterie.
Anche in questo caso parte della capacità produttiva potrebbe essere destinata in futuro ai sistemi di accumulo energetico.
Ora resta il nodo Samsung SDI
Gli occhi sono adesso puntati su StarPlus Energy, la joint venture creata da Stellantis e Samsung SDI per gli impianti di Kokomo, in Indiana.
Le due società stanno discutendo il futuro della partnership e tra le ipotesi circolate negli ultimi mesi c’è anche una possibile uscita di Stellantis.
Al momento non esiste ancora una decisione definitiva, ma dopo quanto accaduto con NextStar Energy e dopo la scelta appena compiuta da General Motors, uno scenario simile appare sempre meno improbabile.
Se dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un ulteriore segnale del cambiamento in corso nell’industria nordamericana delle batterie.
Il Pensiero Automotoelettriche
Parlare di “fine dell’auto elettrica” davanti a queste operazioni sarebbe troppo semplicistico.
Quello che sta accadendo sembra piuttosto il passaggio dalla fase dell’entusiasmo e degli investimenti giganteschi alla fase della razionalizzazione industriale.
Le Case avevano costruito i propri programmi immaginando una crescita delle EV molto rapida. Il mercato sta crescendo, ma con tempi differenti.
E quindi anche gli investimenti devono cambiare.
La parte forse più interessante riguarda però proprio le batterie.
Se gli stessi stabilimenti possono servire automobili, reti elettriche, fonti rinnovabili e data center, il loro ruolo diventa persino più importante di prima.
La transizione elettrica, insomma, non si ferma: cambia forma.
Perché il vero futuro della batteria potrebbe non essere soltanto sotto il pianale di un’auto, ma anche dentro le infrastrutture energetiche che dovranno alimentare città, industrie e mobilità dei prossimi anni.


