In Italia si parla spesso – forse troppo – della scarsità di colonnine di ricarica. È vero: ci sono aree dove l’infrastruttura non è ancora adeguata, ma il problema va sempre rapportato al numero di auto elettriche in circolazione. Finché le immatricolazioni resteranno una nicchia di mercato, anche la rete crescerà lentamente.

In Cina, invece, la mobilità elettrica è già realtà di massa. Qui la rete di ricarica ha raggiunto numeri impressionanti: 16,7 milioni di punti di ricarica installati a luglio 2025, con un incremento del 53% rispetto allo scorso anno. Rispetto al 2020, la crescita è addirittura di dieci volte.
Una crescita senza precedenti
Solo nei primi sette mesi del 2025 sono stati installati quasi 3,9 milioni di nuovi punti di ricarica, di cui 623.000 pubblici. Il rapporto tra infrastruttura e veicoli elettrici o plug-in è ormai di 1 a 1,8: significa che in media non ci sono più di due auto per ogni punto di ricarica. Un livello che in Europa, e soprattutto in Italia, resta ancora lontano.
Consumi di energia in accelerazione
L’altro record è quello dei consumi. Nei primi sette mesi del 2025, la domanda di energia per la ricarica è cresciuta del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo nel mese di luglio, i veicoli elettrici cinesi hanno assorbito 7,71 miliardi di kWh, un miliardo in più rispetto a giugno e con una crescita mensile del 14,9%. Su base annua, l’aumento è stato del 53,9%.
Uno sguardo al 2030
Secondo le autorità cinesi, questo è solo l’inizio. Xiang Junyong, membro del Comitato governativo per popolazione, risorse, ambiente ed edilizia, ha dichiarato che entro il 2030 i veicoli elettrici in circolazione in Cina supereranno quota 100 milioni, contro gli attuali 25 milioni. Conseguentemente, i punti di ricarica dovrebbero arrivare almeno a 50 milioni entro la fine del decennio.
Italia ed Europa: sfida aperta
I numeri cinesi ci ricordano che il futuro della mobilità passa inevitabilmente dall’infrastruttura. L’Italia, come l’Europa, dovrà colmare il gap, lavorando in parallelo su due fronti: aumentare le immatricolazioni di veicoli a batteria e potenziare le reti di ricarica. Senza un equilibrio tra queste due dinamiche, il rischio è quello di restare indietro in una transizione che, in Asia, corre a una velocità impressionante.

