Perché il 2026 può decidere il futuro del colosso di Wolfsburg
Volkswagen non è mai stata così sotto pressione.
Il 2025 si è chiuso con un dato che pesa come un macigno: 48 miliardi di euro di valore persi e una fiducia degli investitori ai minimi storici.

Dietro il crollo ci sono due fattori chiave che stanno ridisegnando gli equilibri dell’industria automotive globale:
- la perdita di leadership in Cina, storico mercato chiave del Gruppo
- la scommessa tecnologica su Rivian, oggi tutt’altro che sicura
Il 2026 è già iniziato, ma per Volkswagen è l’anno della verità.
Investitori in allarme: Blume non ha più margine
Oliver Blume, passato da Porsche alla guida del Gruppo Volkswagen, si trova oggi nel punto più critico della sua carriera.
Le parole pronunciate al Salone di Monaco suonano come una presa d’atto epocale:
“La festa che l’industria automobilistica ha celebrato per decenni è finita nella sua forma attuale.”
Un messaggio forte, soprattutto se arriva dal CEO di un gruppo che ha visto bruciare decine di miliardi di capitalizzazione.
Secondo un’indagine Reuters che ha coinvolto sei investitori – dai piccoli azionisti ai principali fondi – il quadro è chiaro:
👉 la pressione su Blume è estrema e crescente.
Cina: da pilastro a punto debole
Per Volkswagen, la Cina non è mai stata un mercato come gli altri.
Eppure oggi rappresenta la sua principale vulnerabilità.
- Nel 2024 Volkswagen è stata superata da BYD
- Nel 2025 è scivolata al terzo posto, dietro anche a Geely
- Marchi premium come Audi e Porsche faticano a mantenere appeal
Una svolta storica che racconta molto di come il mercato cinese sia cambiato più velocemente delle strategie europee.
La risposta di Blume è sintetizzata nello slogan: “In Cina, per la Cina”.
Sviluppo locale, partnership con operatori cinesi, prodotti pensati per i gusti e le aspettative del pubblico interno.
Secondo Moritz Kronenberg di Union Investment, i primi segnali sono incoraggianti.
Ma il clima tra i grandi investitori resta teso.
“Siamo ancora nella fase di valutazione dei problemi, più che in quella delle soluzioni”
— Henrik Schmidt, VWS
Il vero nodo: il software automotive
Se la Cina è una ferita aperta, il software è il vero tallone d’Achille di Volkswagen.
Dopo anni di difficoltà con Cariad, la divisione interna nata per guidare la trasformazione digitale del Gruppo, Volkswagen ha deciso di cambiare rotta puntando su Rivian.
Una joint venture da 5 miliardi di dollari che dovrebbe colmare un ritardo tecnologico sempre più evidente.
Il problema?
Nel 2026 saranno passati quasi vent’anni dall’iPhone e Volkswagen non dispone ancora di una piattaforma software proprietaria realmente competitiva.
I test del nuovo sistema sono in corso in Svezia, ma la prossima tranche da 1 miliardo di dollari verso Rivian è diventata un investimento sotto osservazione.
Per molti analisti, questa partnership rappresenta l’anello più fragile dell’intera strategia Volkswagen.
Perché il 2026 è decisivo per Volkswagen
Il prossimo anno non sarà uno dei tanti.
Per il secondo costruttore automobilistico al mondo, il 2026 determinerà:
- la capacità di recuperare terreno in Cina
- la possibilità di chiudere il gap software con i nuovi player dell’elettrico
- oppure la necessità di dipendere strutturalmente da partner esterni
In gioco non c’è solo il futuro di Volkswagen, ma la credibilità industriale dell’automotive europeo.
Volkswagen può ancora farcela?
Può un colosso storico reinventarsi nell’era dell’auto software-defined?
Oppure il vantaggio competitivo è ormai passato definitivamente nelle mani dei costruttori nativi elettrici e digitali?
💬 Diteci cosa ne pensate.
Il dibattito è aperto.

