L’auto aziendale, da sempre un benefit apprezzato dai lavoratori italiani e uno strumento essenziale per molte imprese, rischia di diventare un peso economico significativo. La nuova norma inclusa nell’articolo 7 della legge di Bilancio 2025 punta a modificare il regime fiscale delle auto aziendali, con effetti potenzialmente dannosi per lavoratori, imprese e il settore automotive.

Cosa prevede la nuova norma
Attualmente, la tassazione del fringe benefit legato alle auto aziendali si basa sulle emissioni di CO₂, con percentuali progressive che premiano i veicoli meno inquinanti. La proposta del governo intende invece passare a un sistema basato esclusivamente sul tipo di alimentazione, applicando nuove aliquote:
- Auto elettriche: 10%
- Auto ibride plug-in: 20%
- Altre alimentazioni (termiche): 50%.
Le auto termiche, che rappresentano ancora l’85% delle flotte aziendali, subiranno quindi un forte aumento fiscale. Al contrario, le auto elettriche e plug-in godranno di una riduzione delle aliquote.
Impatto per lavoratori e aziende
Secondo Aniasa, il settore delle auto aziendali subirà un impatto devastante:
- Aumento medio annuo del fringe benefit: +1.600 euro (+67%) per i dipendenti con auto termiche;
- Riduzione delle nuove immatricolazioni: si prevede un calo del 30% per il noleggio a lungo termine e del 20% per gli acquisti aziendali;
- Perdite per l’erario: fino a 125 milioni di euro nel 2025, considerando meno entrate da immatricolazioni e tasse.
Questi numeri evidenziano come la misura possa penalizzare non solo i lavoratori, ma anche le imprese, già sotto pressione per i costi crescenti della mobilità. Inoltre, è prevedibile che molte aziende decidano di prolungare l’uso dei veicoli già in flotta, rinviando i rinnovi e bloccando il ricambio del parco circolante.
Un freno alla transizione ecologica?
La normativa nasce con l’obiettivo di accelerare la transizione ecologica, ma rischia di sortire l’effetto opposto. Penalizzando la maggior parte delle auto aziendali ancora termiche, le aziende potrebbero rallentare i piani di elettrificazione delle flotte, optando per la conservazione dei veicoli esistenti per evitare maggiori costi.
La sostituzione del criterio basato sulle emissioni con quello basato sull’alimentazione rischia di disincentivare l’acquisto di veicoli termici a basse emissioni (come i mild-hybrid), che rappresentano un compromesso temporaneo ma efficace per la sostenibilità.
Possibili modifiche e appello al governo
Il testo della legge è ancora in fase di esame parlamentare, e non sono escluse modifiche. Tuttavia, è fondamentale un confronto più approfondito con il settore della mobilità per valutare alternative che bilancino gli obiettivi ambientali con la sostenibilità economica per lavoratori e imprese.
Da Fleet Manager, auspico che il governo possa rivedere questa proposta, magari introducendo incentivi più mirati per la transizione verso l’elettrico, senza gravare in modo sproporzionato sui lavoratori e sulle aziende.
Conclusione
La tassazione delle auto aziendali deve rimanere uno strumento per promuovere la sostenibilità, senza però compromettere la competitività del settore e il benessere dei lavoratori. La transizione ecologica richiede una visione d’insieme, con misure che incentivino il cambiamento senza penalizzare chi, oggi, non può permettersi di passare a una mobilità 100% elettrica.

