Il titolo Porsche ha subito forti vendite alla Borsa di Francoforte nella giornata di lunedì, a seguito dell’annuncio con cui la casa di Stoccarda ha comunicato il rinvio del lancio di alcuni modelli completamente elettrici. Una scelta che va di pari passo con il taglio delle previsioni di redditività per il 2025, segnale chiaro delle difficoltà che l’industria sta vivendo nel passaggio alla mobilità a zero emissioni.

In ribasso anche le azioni del gruppo Volkswagen, che detiene il 75,4% di Porsche.
Margini ridotti e utile operativo in calo
Il marchio tedesco stima ora per il 2025 un margine di profitto massimo del 2%, in netto calo rispetto alla precedente previsione del 5-7%. Il ritardo nell’elettrificazione potrebbe costare fino a 1,8 miliardi di euro di utile operativo nel prossimo anno.
Tagliate anche le previsioni sull’EBITDA margin automobilistico, ridotto al 10,5-12,5% rispetto all’indicazione precedente del 14,5-16,5%.
Strategia rivista: più spazio a combustione e ibrido
Il piano di Porsche si adatta alla domanda reale del mercato: al posto di un debutto immediato in versione elettrica, il nuovo SUV posizionato sopra la Cayenne verrà lanciato inizialmente con motorizzazioni a combustione e ibride plug-in.
Inoltre, la produzione di modelli iconici come la Panamera nelle varianti termiche e ibride verrà estesa fino agli anni 2030, allungando il ciclo di vita della gamma tradizionale.
Una scelta in controtendenza
Se da un lato molti costruttori accelerano sull’elettrico, Porsche sembra adottare un approccio più prudente, forse obbligato da una domanda che non cresce ai ritmi previsti. Una decisione che però solleva interrogativi:
- quanto potrà rallentare la percezione di Porsche come brand pioniere nella mobilità premium elettrica?
- la scelta di puntare ancora a lungo su motori a combustione rischia di allontanare una parte del pubblico più attento alla sostenibilità?
Quel che è certo è che la transizione all’elettrico resta complessa, e anche marchi storicamente solidi come Porsche non sono immuni dalle oscillazioni della domanda e dalle difficoltà di adattare i propri modelli di business al nuovo scenario.

